Month: July 2017

29 Jul 0

Le malattie dei pesci di acqua dolce

Prima di parlare delle malattie dei pesci di acqua dolce trovo sia corretto comprendere come prevenirle. Banale?! Mica tanto.

Parliamoci chiaro: per curare un pesce quando gravemente malato, i consigli del negoziante raramente possono aiutare, a meno che non sia abbia la fortuna di avere un negoziante di fiducia altamente competente; anche in questo caso comunque, sarebbe assurdo aspettarsi da lui dei miracoli.

La miglior arma a nostra disposizione contro le malattie dei pesci è la prevenzione, che lo si voglia oppure no.
Una buona prevenzione, ed una gestione ottimale dellacquario, ben difficilmente andrà a portare malattie nella vasca in cui vivono i nostri pesci e le piante.
La semplicità aggiungo è ulteriore arma a disposizione di chi, come me, non ha determinate conoscenze in materia relative alla biologia.

Il primo passo da compiere è offrire ai pesci, ed alle piante una vasca il cui filtro sia ben attivo, già rodato, già capace di mantere un sano equilibrio dei parametri chimico-fisici dellacqua, una corretta pulizia.

Se già riusciamo in questo primo passo, dovremo introdurre nella stessa vasca virus, o pesci già ammalati, per averne poi di tali.
La vasca principale non dovrebbe mai essere inquinata con medicinali, dovrebbe sempre risultare un ambiente biologicamente equilibrato: limmissione eventuale di medicinali andrebbe inevitabilmente a danneggiare i batteri utili al filtro, le piante, ed i pesci sani.
Quando un pesce è ammalato, è opportuno spostarlo in una vasca apposita, priva di tutto: un contenitore dalle spoglie pareti di vetro munito solo del filtro, ambiente igienicamente migliore per tentare di guarire il pesce.

Prima di inserire un pesce nella vasca principale, specie se appena comprato e ci somiglia sanissimo, metterlo comunque nella vasca di quarantena (caratteristiche come sopra) e lasciarlo almeno per una ventina di giorni, meglio ancora se trenta.
Con la vasca spoglia di tutto è più facile controllare e verificare visivamente il comportamento del pesce e comprendere se sano oppure no.
A qualcuno può sembrare una scocciatura? Provate per un attimo a pensare alla scocciatura di avere un pesce ammalato nella vasca principale e doversi trovare poi a fronteggiare la malattia, cercando di evitare che si trasmetta ad altri pesci.

Una buona prevenzione è la miglior cura anche di chi (ripeto come me) non ha competenze specifiche sulle malattie dei pesci: la mia passione, la nostra credo, è quella di allevare pesci sani che possano riprodursi.
Può accadere che si possano ammalare?
Certo che sì, proprio come per gli esseri umani.
Ma sovente, se rispettate tutte le regole igieniche e di alimentazione, si tratta di malattie che sfuggono al nostro controllo.
Nel caso non si sappia che fare, non improvvisiamo: un veterinario, o comunque una persona realmente esperta in materia, ci potrà fornire un valido supporto.

Quando eseguiamo i parziali cambi di acqua seguiamo poche regole basilari: che non sia troppo distante dalla temperatura dellacqua dellacquario, che sia preventivamente trattata con osmosi inversa e con gli stessi valori di quella presente nella vasca.
Evitiamo quanto più possibile stress ai pesci che dipendono in tutto da noi.

Tantissimi motivi possono portare un pesce alla malattia:
lo stress può essere causato da molteplici fattori;
convivenza forzata con specie non compatibili;
filtraggio non adeguato;
temperatura dellacqua non idonea;
cambi di acqua brutali e repentini;
illuminazione inadeguata;
mancanza di nascondigli in cui il pesce possa rifugiarsi quando lo desidera, etc.

Prevenire, significa evitare di ospitare i pesci in ambiente non gradito, a partire dallallestimento della vasca, ancor prima dalla scelta della stessa, dovremo pensare ai pesci che lì dovranno vivere.

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14 Jul 0

Schiavo del sistema?

Vi siete mai chiesti perché noi, soprattutto noi del mondo occidentale, siamo sempre alla ricerca di qualcosa e viviamo sempre in un’interminabile attesa? In inverno aspettiamo l’estate, ogni lunedì aspettiamo il sabato, compriamo il nuovo cellulare ma aspettiamo già che esca l’ultimo modello per poterlo cambiare..e così facendo non viviamo: è più una sorta di sopravvivenza costruita su infelicità, invidia e insoddisfazione. Perché? Perché infelicità, invidia e insoddisfazione ci portano a consumare beni di ogni sorta per avere la macchina più bella del nostro amico, per avere il giardino più curato di quello del nostro vicino, per avere il fisico più scolpito della nostra collega, per avere il taglio all’ultima moda e il telefono all’ultimo grido.

Rimaniamo intrappolati dietro le sbarre di tutto ciò che ha un valore…di mercato! Quindi diventiamo schiavi di tutto ciò che si può comprare, di tutto ciò che ci viene sbattuto in faccia da mass-media, cartelloni pubblicitari, web e tutti fanno tutto solo per far circolare denaro. Alla fine, volendo o no, finiamo per diventare tutti schiavi di questo sistema e nessuno è libero.

Perché la persona libera è colei che si crea da sola la propria felicità, e non parlo ovviamente del palliativo dato dal denaro e da tutto quanto questo può comprare. Parlo della felicità vera, di quella che si può provare stando sdraiati sull’erba fresca che ti solletica le gambe mentre il vento muove le cime di mastodontici pini cantando una melodia che le note di un compositore non saranno mai in grado di riprodurre! Parlo di quella felicità che provi mollando tutto e andando in un posto che ti piace, di quella felicità che si prova quando molli quello stupido e odioso lavoro in ufficio e inizi a coltivare un pezzo di terra perché è quello che hai sempre desiderato. Parlo di quella felicità che provi quando sei tu a scandire i ritmi del tuo tempo e non la società a dettarli per te. Parlo di quella felicità che in pochi riescono a trovare ma che è dietro ogni angolo. Parlo di quei frammenti di tempo che durano poco ma ci regalano qualcosa che non dimenticheremo mai: la felicità.

La crisi ad alcuni ha aperto gli occhi: ha fatto capire cosa ha veramente valore e cosa no ma sono pochi quelli che riescono a fare del consumismo il proprio schiavo e non viceversa.  E con questo non intendo dire che non dobbiamo avere il pc o lo smartphone ma che dobbiamo averli solo per un nostro vantaggio e non per sfoggiarli nel gruppo di amici, per far vedere alla collega invidiosa l’ultima borsa di Luis Vuitton o per far sentire il rombo della nostra nuova auto superaccessoriata al nostro vicino sfrecciandogli accanto a 200 km/h…

Ad essere in crisi non è l’economia ma l’umanità: ci siamo resi conto che per quanti progressi possiamo fare, questi non ci daranno mai la Felicità perché possiamo trovarla solo dentro noi stessi.

Come ha affermato Papa Francesco, ci vuole coraggio per essere felici.

Insomma, se invece di pensare che ci dobbiamo necessariamente adattare, diventando schiavi del sistema, scegliessimo di vivere come piace a noi, di farlo qui, dove abbiamo sempre vissuto, e di farlo ora, allora saremo felici e liberi. Ci vuole coraggio, è vero, ma la migliore scelta che si può fare ogni mattina è quella di essere felici perché, come dice Roy Goodman, la felicità è un modo di viaggiare e non una destinazione.

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